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La furia antirazzista diventa iconoclasta e la folla abbatte le statue

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12 giugno 2020

L’ultima a cadere è stata quella di Cristoforo Colombo a Minneapolis. Ma prima di lui è toccato a Edward Colston e, in misura minore anche se non meno impressionante, a Winston Churchill. La protesta antirazzista che divampa un po’ dappertutto nel mondo diventa iconoclasta e le prima a farne le spese sono le statue di personaggi fino a ieri considerati – quantomeno – fari di civiltà, quando non di libertà e democrazia. 

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Sui social media sono rimbalzate le foto della statua di Colombo abbattuta davanti al campidoglio di Minneapolis. dopo che nella notte precedente ignoti vandali avevano decapitato una statua dell’esploratore italiano a Boston, in Massachusetts. La polizia, che ha aperto una indagine, ha trovato a terra la testa decapitata e “vari pezzi”.

Nelle proteste seguite alla morte di George Floyd, l’afroamericano 46enne soffocato durante l’arresto a fine mese a Minneapolis, ci sono stati vari tentativi di rimuovere o abbattere statue o monumenti considerati simboli della schiavitù o dei regimi coloniali, non solo in Usa ma anche in Gran Bretagna.

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Martedì notte, un’altra statua di Colombo era stata divelta e gettata in un lago a Richmond, in Virginia: i manifestanti hanno utilizzato varie funi per rimuovere la statua, con una scritta che recitava ‘Colombo rappresenta il genocidio‘ piantata sul basamento che sosteneva la statua.

Più lealisti del re

La Speaker della Camera Nancy Pelosi gìha chiesto la rimozione delle statue degli Stati Confederati dal Campoidoglio.  “Monumenti a uomini che hanno promosso la crudeltà e la barbarie per raggiungere un fine così chiaramente razzista sono un grottesco affronto a questi ideali” americani di democrazia e liberta’, ha detto Pelosi. Le statue dei soldati confederati al Congresso Usa sono 11. “Queste statue sono un omaggio all’odio e non un’eredità. Devono essere rimosse”.

A Oxford migliaia di manifestanti si sono accaniti contro una statua di Cecil Rhodes, magnate minerario e politico colonizzatore, attivo soprattutto in Sudafrica nel XIX secolo, dal quale l’odierno Zimbabwe aveva opreso il nome di Rhodesia.

La lista degli obiettivi

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Nel Regno Unito la furia antirazzista se l’è presa con il mercante di schiavi e filantropo Edward Colston, ma anche con Churchill. E in un Paese che fino a ieri è stato un impero, molti sono gli obiettivi possibili sparsi in parchi e giardini.

Del resto sono stati gli stessi sostenitori di Black Lives Matter a compilare un elenco di 60 statue che vogliono abbattere perché “celebrano schiavitù e razzismo”. La mappa interattiva, ‘Topple the racists’, è stata realizzata dalla Stop Trump Coalition ed elenca placche e monumenti in oltre 30 città del Regno Unito: nella lista, la statua diRobert Milligan, il fondatore del mercato degli schiavi, West India Docks, al Museum of London; quella a Edimburgo dell’ex segretario Henry Dundas, che ritardò l’abolizione della schiavitù; quella di Sir Francis Drake sul Plymouth Hoe.

Da parte sua il consiglio comunale di Manchester ha decviso di anticipare i vandali e ha annunciato la ‘revisione’ di tutte le statue della città. A Plymouth, le autorità hanno deciso di ribattezzare una piazza intitolata al mercante di schiavi Sir John Hawkins, anche se hanno fatto sapere che non intendono rimuovere la statua di Sir Francis Drake.

Tra le crescenti proteste, il Museum of London, ha deciso di rimuovere la gigantesca figura bronzea di un proprietario di piantagioni e schiavi, Robert Milligan.

Come è iniziato l’incendio

A innescare l’incendio in Gran Bretagna era stato, domenica 7 giugno, l’abbattimento della statua di Colston eretta a Bristol nel 1895, poi trascinata per le strade e gettata nel fiume Avon, seguito dallo sfregio, nello stesso giorno, a Londra, della statua di Winston Churchill, il primo ministro conservatore britannico, eroe della Seconda Guerra Mondiale. “Era un razzista”, la scritta comparsa sulla base della statua, dinanzi al Parlamento di Londra.

Colston era stato un benefattore della città: con i soldi ricavati dal denaro del commercio e dello sfruttamento degli schiavi aveva finanziato opere filantropiche in case di cura, scuole, chiese; ma a causa della sua attività di negriero, la statua era già stata contestata in passato e anche oggetto di una petizione cittadina perché venisse fatta sparire. Una volta abbattuta, un manifestante si è scattato una foto in ginocchio sulla figura bronzea, mimando il gesto del poliziotto bianco che ha soffocato George Floyd, a Minneapolis.

Sempre a Londra un manifestante è salito sul piedistallo di The Cenotaph, il monumento ai caduti di guerra a Whitehall, è ha appiccato il fuoco alla bandiera con la Union Jack.  

E così il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha annunciato che una nuova commissione rivedrà le statue, i monumenti e i nomi delle strade per assicurarsi che “riflettono la diversità della città”.

Non si salvano nemmeno i boy scout

Anche la statua dell’ex militare britannico Robert Baden-Powell, che nel 1908 fondò il movimento giovanile dei boy scout, è stata temporaneamente rimossa dalla cittadina balneare inglese di Poole Quay per evitare che venisse distrutta nelle proteste.

Accusato di simpatie nazi-fasciste, Baden-Powell non aveva mai nascosto le sue opinioni su omosessuali e razzismo e la presidente del consiglio territoriale, la libdem Vikki Slade, ha riconosciuto sebbene “famoso per la creazione degli scout”, va riconosciuto che “ci sono aspetti della vita di Robert Baden-Powell che sono considerati meno degni di commemorazione“.

La questione Leopoldo

In Belgio si dibatte sulla figura dell’ex re, Leopoldo II, controversa per il passato coloniale. Una statua a lui dedicata è stata rimossa da una piazza di Anversa e sarà conservata nei depositi di un museo locale.

Una petizione lanciata da un 14enne belga per chiedere la rimozione da Bruxelles, ma non solo, di tutte le statue del monarca, ispiratore del sanguinoso regime coloniale in Congo, è stata sottoscritta in pochi giorni da più di 44 mila persone ed è stata accolta anche dai partiti di maggioranza in Parlamento. Al governo hanno chiesto di istituire un gruppo di lavoro per “decolonizzare” gli spazi pubblici della regione: rivedere ed eliminare i nomi di strade e piazze che contengono riferimenti alla storia coloniale del Paese, in particolare al re Leopoldo II (1835-1909).

Secondo lo storico Adam Hochschild, Leopoldo II fu responsabile di una strage, la morte tra i 10 e i 15 milioni di persone: iniziò la sua spedizione in Congo nell’1879 e nel 1885 lo Stato fu riconosciuto come territorio appartenente al monarca durante la Conferenza di Berlino, in cui fu anche risolta la divisione dell’Africa tra le potenze coloniali europee. Grazie alla colonizzazione di questo territorio africano, Leopoldo II trasformò il Belgio in una potenza imperialista e sfruttò le risorse offerte dal Paese, ricco ad esempio di gomma, materiale-chiave dopo l’invenzione di pneumatici moderni in un ambiente di estrema violenza dove le punizioni come l’amputazione delle mani erano comuni.

La disumanizzazione degli indigeni fu tale che all’Esposizione Universale tenutasi a Bruxelles nel 1958, fu organizzato uno “zoo umano” di uomini, donne e bambini congolesi per il divertimento dei visitatori.

I Sentinelli contro Montanelli

In Italia si è fatto sentire il movimento dei Sentinelli di Milano, gruppo che si batte contro le discriminazioni razziste e omofobiche, che ha inviato un appello al sindaco Giuseppe Sala e al Consiglio comunale perché sia valutata la rimozione della statua di Indro Montanelli posta nei Giardini a lui intitolati.

Montanelli – affermano i Sentinelli, fino alla fine dei suoi giorni ha rivendicato con orgoglio il fatto di aver comprato e sposato una bambina eritrea di dodici anni perché gli facesse da schiava sessuale, durante l’aggressione del regime fascista all’Etiopia.

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