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La maggioranza frena sul piano Colao

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10 giugno 2020

ll Piano Colao, messo a punto dalla task force istituita dal premier Giuseppe Conte, convince di più l’opposizione di quanto non convinca la maggioranza. “Un contributo con cose importanti e altre meno. Un piano che sicuramente bisogna approfondire”, è la linea del Pd che, con il capogruppo alla Camera Graziano Delrio, rivendica alla politica il compito di decidere. “La nuova fase richiede un cambio di passo, una svolta nel Governo. Ho cominciato a leggere il Piano Colao, alcune cose mi convincono, altre meno”.

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A non convincere assolutamente è l’approccio adottato sulla scuola con l’idea di “adottare una classe” che ha l’odore della beneficenza mentre, al contrario, ci sarebbe bisogno di investimenti e di utilizzare bene le risorse che, sottolinea il capogruppo dem, già ci sono: “sull’edilizia scolastica nel 2013, quando partì il governo Renzi, c’erano 200, 300 milioni, adesso ha a disposizione quasi 9 miliardi. Perché alcuni comuni, alcune regioni, sono riuscite a realizzare i piani a altre no? Dobbiamo andare nello specifico per capire cosa non è andato in passato e perché”.

LeU suggerisce al manager di leggersi la Costituzione

Un’apertura arriva, però, dalla vice ministra della Scuola e vice presidente dem Anna Ascani che dichiara di vedere “cose interessanti” nel Piano. Sul tema della Scuola interviene anche Liberi e Uguali con il sottosegretario de Cristofaro: “Addirittura per colmare il divario di investimento sull’istruzione rispetto agli altri Paesi europei – prosegue il sottosegretario di Leu – la ricetta è una fantomatica raccolta di fondi ‘Adotta una classe’. L’istruzione pubblica non si fa né con la beneficienza né con le sponsorizzazioni, ma con investimenti pubblici in grado di garantire un diritto previsto dalla costituzione Italiana. Consiglio a Colao e i suoi di leggerla”.

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Ancora più duro il segretario di Sinistra Italiana e deputato di Leu, Nicola Fratoianni, che invita Conte a “lasciare il Piano Colao nel cassetto”. Un piano, per Fratoianni, che “non contiene nulla” di quello che serve al Paese per uscire dalla crisi, “mentre prevalgono ricette vecchie, che piacciono a Confindustria e che vengono sperimentate da 30 anni a danno del 99% dei cittadini.

Capitolo fisco: l’idea di Vittorio Colao è quella portata avanti anche da Matteo Renzi, una voluntary disclosure per fare emergere il contante ‘nascosto’. A quella che lo stesso Colao definisce essere una “sanatoria”, tuttavia, si oppone il Pd, ancora con Graziano Delrio: “Non mi piace la parola condono. Questo paese ha in grande problema dell’evasione fiscale e deve continuare a combatterla. E’ stata messa in piedi la fatturazione elettronica. Ci sono i mezzi per combattere l’evasione fiscale efficacemente e continuare a togliere questo che è il vero cancro di questo paese, che toglie risorse alla sanità e alla scuola pubblica”, prosegue l’esponente dem.

E nel centro destra solo Meloni è critica

Se nella maggioranza si avanzano forti dubbi, il piano raccoglie grandi consensi nelle forze di opposizione. Matteo Salvini, leader della Lega, sostiene che molte delle proposte del suo partito siano le stesse che legge nel documento redatto dal comitato tecnico: “Molti punti sono gli stessi proposti dalla Lega a marzo: taglio tasse, turismo e scuola, se anche la task force certifica che le proposte della Lega sono quelle che servono al Paese, speriamo che Conte almeno ascolti loro”.

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Da Forza Italia, poi, il coro è unanime: Stefania Prestigiacomo plaude alle norme che favoriscono la parità di genere; la capogruppo al Senato Anna Maria Bernini sottolinea che si tratta di un elenco di “provvedimenti di buonsenso” al punto che “la maggioranza ha già cominciato a criticare”.

Critica Giorgia Meloni, almeno sul punto riguardante i disincentivi all’utilizzo del contante: “Quasi come avesse eseguito i consigli di Romano Prodi, la task force di Vittorio Colao propone di tassare i prelievi al bancomat. È ora di mandare a casa l’armata brancaleone pentapiddina e tutti i tecnocrati al loro seguito, all’Italia serve subito un Governo forte che abbia come obiettivo principale quello di restituire al cittadino la libertà di fare impresa e di decidere come, quando e dove spendere i propri soldi senza che lo Stato spione stia lì a controllare e tassare per conto delle banche ogni singola transazione”.

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