venerdì, Agosto 7, 2020
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Le mascherine diventeranno uno status symbol (e salveranno la moda)

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11 Maggio 2020

Sarà probabilmente proprio la mascherina, oggetto dalle origini antichissime, a diventare il simbolo di questo preciso momento storico di pandemia e a raccontare, in tutta la sua ambivalenza, la natura umana, combattuta tra il profondo bisogno di appartenenza, indossando una divisa e la necessità di distinguersi per affermare la propria identità.

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La mascherina indossata come un’uniforme ci rassicura facendoci sentire protetti anche di fronte alla paura. Ma stuzzica altresì la voglia di distinguersi. La mascherina rappresenta protezione da un nemico invisibile; diviene barriera tra noi e il mondo e ci protegge celando emozioni ma al tempo stesso comunicando qualcosa.

Come già accaduto nella pandemia del 1918, quando fu ampiamente adottata come protezione contro l’influenza spagnola, la mascherina diventa un fenomeno globale. Le immagini dell’epoca testimoniano come già allora fosse stata rapidamente accettata da tutti come accessorio quotidiano. 

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Nel corso della storia la mascherina ha dunque mantenuto non solo un impiego pratico ma ha assunto, proprio per essere espressione di comportamenti collettivi anche forte valenza simbolica esprimendo mistero, solidarietà, protesta, seduzione. Da semplice accessorio protettivo si è facilmente trasformata in fenomeno di moda.

Il termine moda, del resto, deriva dal latino modus, che significa maniera, proprio ad indicare uno o più comportamenti collettivi. Rappresentando, secolo dopo secolo, con i suoi mutamenti la nostra società, la moda non ha , quindi, tardato ad esprimersi attraverso questo piccolo accessorio, trasformandolo così in un “must- have”, attraverso il quale riflettere il proprio stile, la propria identità in tempi di pandemia.

Con l’esplosione in tutto il mondo del Coronavirus, che ha arrestato i consumi ovunque e ha creato necessità di grandi quantitativi di prodotti sanitari specifici, molte aziende del fashion hanno iniziato a convertire la propria produzione per realizzare in dispositivi di protezione, come mascherine e camici.  Louis Vuitton, ad esempio, sta utilizzando la fabbrica inaugurata pochi mesi fa in Texas, per realizzare mascherine di cotone.

mascherina prodotta dalla ditta Talarico
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Nel passaggio dall’emergenza della “fase 1” alla successiva “fase 2”, era scontato, a dire il vero, che le aziende di moda, i brand e i designer di tutto il mondo iniziassero a progettare e produrre mascherine, cogliendo l’unica opportunità offerta dal mercato in questo momento In tal senso, ogni maschera rappresenta anche un’opportunità di lavoro e di reddito in un momento in cui entrambi scarseggiano e queste conversioni possono aiutare a sostenere un’azienda.

In questo passaggio da strumento sanitario ad accessorio fashion, la mascherina si trasforma, diventano altro: come ogni altro accessorio (le scarpe, le borse i foulards), diventa simbolo non solo di salute o preoccupazione sociale, ma di identità, biglietto da visita di chi la indossa portavoce di distinzione.

Sui social e nei siti di vendita on-line, già da qualche settimana, sono apparse improvvisamente mascherine di tutti i tipi: luccicanti e ricamate che suggeriscono “vado ad una festa”, maschere serie o gessate che suggeriscono “vado a lavorare”, maschere da sposa o con logo e maschere, praticamente, per ogni stato d’animo e reddito.

Per noi creativi, sempre pronti ad accogliere con entusiasmo le richieste di mercato, è una nuova sfida e, per le aziende la possibilità di ricominciare a produrre per non chiudere o per, limitare i danni. Quello che è certo che la progettazione e produzione di questo accessorio potrebbe anticipare già tutti le tematiche della “moda post epidemia”: creatività, design, tessuti tecnici ed utilizzo nuove tecnologie, come dimostrano già le alcune iniziative sorte ovunque nel mondo.

Mascherine in canapa di Maeko

La crisi del Covid-19, forse, sta semplicemente velocizzando i cambiamenti che già erano in atto e promuovendone di nuovi. In questo periodo senza precedenti, il digitale accompagnato da una buona comunicazione, diviene il solo possibile strumento di crescita per le aziende. A testimoniare l’irrefrenabile fenomeno, la maschera anti-inquinamento di Fendi 190 euro, in seta griffata, andata in sold-out in pochi giorni. E ancora Off White, la mascherina con le frecce lanciata sul mercato al prezzo di 95 dollari e andata anch’essa rapidamente in sold-out, indicata da Lyst l’ormai celebre piattaforma globale dedicata alle ricerche di moda,in testa alla  classifica trimestrale dei brand e degli accessori più desiderati in tutto il mondo.

Tante le idee e le iniziative sorte improvvisamente come ad esempio l’americana Maskclub.com, sito commerciale, nato in 4 giorni, con l’obiettivo di supportare l’ospedale di Detroit, che vende solo mascherine logate, grazie ad accordi di licenza, con marchi come Warner Bros, Batman, Hello Kitty ed infine l’ultimo stilato con Emoji. Con parte dei ricavi Trevco (MaskClub), con strategie di buon marketing, aiuta il personale sanitario impegnato nella lotta contro il Covid-19 e per ogni mascherina Emoji™ acquistata, si impegna a donarne una alla “First Responders Childrens Foundation”Le mascherine vendute da Maskclub sono strutturate affinchè si possa inserire all’interno l’apposito filtro in TNT che però bisogna procurarsi altrove.

A seguito di un recente rapporto di settore, IANS (Indo-Asian News Service, agenzia di stampa privata indiana) ha dichiarato che anche in India, molte industrie tradizionali si sono convertite per fabbricare maschere al fine di soddisfare la crescente domanda attuale e precedendo un futuro potenziale di esportazione. Upsana, azienda green indiana, ha, per esempio, lanciato maschere curative riutilizzabili in tessuto di cotone biologico come parte della sua linea di abbigliamento terapeutico. Queste maschere infuse di neem (lillà indiano) e le maschere con argento nella composizione tessile, sono biologiche e purificanti.

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