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L’Italia riapre le frontiere tra Regioni, ma le divisioni restano

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03 giugno 2020

Dalla mezzanotte di oggi la fase 2 compirà un deciso passo avanti. A quell’ora, infatti, è prevista la riapertura dei confini regionali e quindi il ripristino della libera circolazione in tutto il Paese. Un provvedimento atteso ma che, come quasi sempre nel corso di questi oltre due mesi di emergenza sanitaria legata al coronavirus, non trova d’accordo tutti i presidenti di Regione. Le posizioni dei governatori, alcune cambiate nelle ultime ore, alcune ammorbidite, altre rimaste quelle di sempre, ‘fotograno’ un quadro politico, da Nord a Sud, a varie tinte.

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Da giorni Attilio Fontana (Lombardia), Luca Zaia (Veneto), Alberto Cirio (Piemonte) e Giovanni Toti (Liguria) spingono per un immediato e completo ritorno alla normalità. Zaia, da parte sua, nei giorni scorsi aveva anche detto di aspettarsi n provvedimento del governo, un Dpcm, per l’apertura dei confini regionale, ma da Palazzo Chigi nessuna risposta “anche perché – si è fatto notare – la libertà di spostamento dal 3 giugno era stata prevista nel decreto del 18 maggio”.

Critico, sulla riapertura regionale, il presidente della Toscana, Enrico Rossi, secondo il quale bisognava aspettare ancora una settimana: “La diffusione del virus in Toscana, come in altre regioni, è stata il prodotto della fuga dalla Lombardia poco prima del lockdown, e questo avrebbe dovuto consigliare un po’ di prudenza e la pazienza di aspettare una settimana in piu’ prima di aprire tutto. Non so a chi avrebbero potuto far male”.

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Tra le posizioni critiche anche quella del governatore campano, Vincenzo De Luca: “Davvero non si comprende – ha scritto in un post – quali siano le ragioni di merito che possano motivare un provvedimento di apertura generalizzata e la non limitazione della mobilita’, nemmeno per le province ancora interessate pesantemente dal contagio”.

De Luca ha attaccato: “Si ha la sensazione che per l’ennesima volta si prendano decisioni non sulla base di criteri semplici e oggettivi, ma di spinte e pressioni di varia natura. Si poteva decidere semplicemente che i territori nei quali nell’ultimo mese c’era stato un livello di contagi giornalieri superiore a un numero prefissato (200 – 250 – 300), fossero sottoposti a limitazioni nella mobilità per un altro breve periodo”.

Rigida, ma con l’ipotesi di un piano B, anche la posizione di Christina Solinas. Il governatore sardo ha continuato fino all’ultimo a ribadire che per entrare nell’isola serviva una sorta di “passaporto sanitario” e non ha fatto alcun passo indietro rispetto alla posizione del ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, che lo aveva dichiarato incostituzionale.

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“Tratteremo fino all’ultimo per un accordo con il governo, ma se non riusciremo a trovarlo, allora – ha spiegato – appronteremo un sistema piu’ articolato che prevede la registrazione dei passeggeri all’ingresso su una piattaforma e la compilazione di un questionario epidemiologico che serve a noi per avere contezza su dove concentrare i maggiori controlli” Allo studio anche un bonus da spendere in Sardegna per chi si sottoporrà al test”.

Sull’altra isola, la Sicilia, il governatore Nello Musumeci ha archiviato l’idea del “passaporto sanitario”, ed ha messo sul tavolo nuove regole: “Occorrerà verificare la provenienza, l’esistenza di eventuali casi sospetti nel nucleo familiare, indicare giorno dopo giorno la tracciabilità della presenza del turista. Ricordo soltanto che siamo al centro di una pandemia e che tutto il resto appare davvero piccola cosa”, ha aggiunto Musumeci.

“Non sto parlando di libera circolazione, ma di chi liberamente viene in Sicilia e accetta la collaborazione con le autorità sanitarie locali”, ha chiarito il presidente siciliano. E c’è anche la possibilità di scaricare l’app “Sicilia sicura”, ma su base volontaria.

Dalla Puglia, invece, Michele Emiliano, sottolinea che “è arrivato il momento di riaprire il Paese a condizioni di normalità e la condizione di normalità fondamentale è la libertà di circolazione”, e dalla punta dello Stivale la governatrice Jole Santelli ribadisce che la Calabria è pronta ad accogliere a braccia aperte i turisti: “Siamo a contagio zero – evidenzia – e nel rispetto di tutte le misure contro il coronavirus, ora posso dire a chi arriva in Calabria: l’unico pericolo sarà quello di ingrassare”.

Via libera all’apertura anche da parte del presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, che anche nella veste di presidente della Conferenza delle Regioni ha invitato a smorzare i toni. “Mi auguro – ha sottolineato – che si riduca il tasso di polemica, e per quanto mi riguarda spero che si possa ripartire ovviamente tutti insieme. Mi piacerebbe che si evitasse, come ho visto in certe giornate, il dibattito di accuse e controaccuse tra diverse Regioni rispetto a quello che succederà”. In ogni caso – ha aggiunto – “qualche quota di rischio va presa, altrimenti non riapriremo mai”.

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