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Marcia su Roma e Casapound in piazza contro il governo

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31 Maggio 2020

Mattinata di grandissima tensione oggi nella capitale quando duecento persone hanno preso parte alla manifestazione organizzata via social, e senza alcun preavviso, dal gruppo Fb di ‘Marcia su Roma’ e da ‘Casapound’ nel tentativo di raggiungere Palazzo Chigi e piazza Montecitorio.

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Settanta persone sono state identificate e denunciate per manifestazione non autorizzata. Secondo quanto si apprende, sono al vaglio anche le sanzioni riguardo il mancato rispetto delle norme anti-contagio per l’epidemia da coronavirus. Anche perché diversi manifestanti erano senza mascherina e provenivano da altre regioni. 

Mezzi blindati della Polizia e dei Carabinieri, con le forze dell’ordine schierate in assetto antisommossa, hanno impedito l’afflusso chiudendo via del Corso. Tra i manifestanti, anche qualche gilet arancione e persone provenienti da Bergamo, una delle zone più colpite dal coronavirus.

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L’idea, che ha accomunato i manifestanti, è che la crisi sanitaria sia solo una invenzione della classe politica e una scusa per schedare i cittadini, costretti invece a fare i conti con una crisi economica senza precedenti.

“Siamo qui perché siamo disperate”

Tanti, che avevano sulle spalle la bandiera tricolore e non indossavano la mascherina per protesta, hanno gridato “libertà” e “con noi”, lamentando di non avere più un lavoro e un reddito. Altri, armati di megafoni, hanno richiamato l’attenzione sul fatto che “c’è gente che non mangia più e che non prende lo stipendio da mesi. Abbiamo fame”.

“Se siamo qui oggi è perché siamo veramente disperate”, si sono sfogate alcune donne originarie di Bergamo. “Siamo persone perbene – ha detto una a un agente -, tu sei mio fratello. Siamo tutti italiani”. “Fateci passare che è la cosa più giusta”, ha detto un’altra.

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Nessuna possibilità di raggiungere il cuore pulsante della politica e così i manifestanti hanno deciso di rimanere a oltranza: “Occupiamo piazza Venezia e montiamo delle tende”, hanno aggiunto: “Restiamo qui per il futuro dei nostri figli e per tutto quello che ci hanno levato in questi mesi, il Governo ci ha tradito”.

I gilet arancioni chiedono il ritorno alla lira

Le manifestazioni dei gilet arancioni, movimento creato sulla falsariga dei gilet gialli francesi dall’ex generale dei carabinieri Antonio Pappalardo, si sono svolte anche in altre città italiane, tra cui Milano, dove un centinaio di persone si sono radunate in Piazza Duomo chiedendo tra l’altro il ritorno alla lira.

La maggioranza dei manifestanti non ha rispettato le distanze di sicurezza prescritte per l’emergenza coronavirus e diversi avevano anche le mascherine abbassate, ha fatto sapere il sindaco, Beppe Sala, che ha chiesto al prefetto di denunciare gli organizzatori. .

“Non indossare mascherine durante una manifestazione e non rispettare le distanze di sicurezza come fanno Pappalardo a Milano e Casapound a Roma è uno sfregio verso le vittime del Coronavirus. Una deprecabile provocazione che mette a repentaglio salute e vita delle persone”, ha commentato l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini. In tanti, in effetti, saranno denunciati. Nel pomeriggio, infatti, era cominciata l’attività di identificazione dei manifestanti. 

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